Raccolta differenziata

il lato B di [mini]marketing

Due righe sulle elezioni, tanto è già stato scritto tutto

Possiamo continuare, dopo ogni elezione, referendum o qualsiasi altra conta pubblica a twittare al muro elettronico del pianto, a progettare immaginarie fughe all’estero, a magnificare quanto sono intelligenti gli %spagnoli% (sostituire con un popolo a scelta), a “non voler credere che gli italiani siano così fessi”, a considerarci “avanguardie” di una maggioranza illuminata che non esiste proprio - chiunque vinca, eh - oppure iniziare a renderci semplicemente conto che l’Italia del 2008 non è minimamente quella che conosciamo noi ma è solo una versione leggermente patchata di quella che 20 anni fa al 40% votava DC “perchè non vincessero i comunisti” e che al 30% votava PCI, facendo finta fino alla fine dei tempi supplementari di non sapere cosa stesse succedendo da 50 anni al di là del muro.

Deve essere una questione di DNA. Abbiamo un assoluto bisogno di credere che dall’alto qualcuno verrà prima o poi a raddrizzare le cose, un residuato bellico della sindrome paleocattolica del redentore: i blogger invano aspettano ogni cinque anni un’Italia che non esiste, gli italiani aspettano (con molto meno trasporto di quello che pensiamo) ogni cinque anni un miliardario che metta finalmente a posto le cose.

L’autista di scuolabus ha in mano la nazione
Più di un ministro, di un Papa o di un’autorità

Bypassando l’imbarazzo per aver citato Jovanotti, dirò che anche io la penso così. Iniziamo a cambiare le cose partendo da ognuno di noi. Individualista, banale, qualunquista e tremendamente operativo.